racconto capodanno 2018 marocco

Casablanca: arrivo e le moto sono pronte nel parcheggio dell’albergo, attendono noi proprietari che, un po’ per volta e con voli aerei differenti, raggiungiamo la grande città marocchina direttamente dall’Italia.
Il vantaggio che questo sistema di viaggio ci ha dato è la possibilità di risparmiare molto tempo e danaro; la traversata in nave sarebbe costata molto più di un volo aereo e ci avrebbe fatto perdere almeno cinque giorni di vacanza!

L’aria è fresca, asciutta e soffia una leggera brezza, sistemo le ultime cose mentre il sole scende e insieme a lui, la temperatura; sono emozionato, siamo tutti pronti per trascorrere il Capodanno in Marocco in sella alle nostre moto e per me è la prima volta in questo paese e con un viaggio organizzato.

Prima di cena le spiegazioni del nostro assistente di viaggio sono precise, chirurgiche e non lasciano adito a dubbi o incomprensioni: come sapevamo fin dall’inizio, non avremo nessuna guida in moto che ci accompagnerà come bambini per strada. Viaggeremo liberi con l’ausilio delle mappe e del road map fornitoci all’arrivo: è completo di tutti i dettagli necessari, note, waypoint per il GPS e soprattutto riporta anche le chilometriche per chi, come me, non usa il navigatore.

racconto capodanno 2018 marocco

Sono in sella, sto guidando in questo paese che per anni mi ha affascinato e che adesso sto iniziando a scoprire: alcuni dei compagni di viaggio sono più veloci e credo siano avanti a me di almeno mezz’ora mentre altri sono negli specchietti.
La foschia del primo mattino si sta dissolvendo e tutto si dipinge dei colori tipici della costa atlantica magrebina.

Ci fermiamo ad El Jadida dopo aver percorso un po’ di autostrada necessaria a raggiungere la costa ed ecco che prende vita quello che, da ora in poi, sarebbe diventato il gustosissimo rituale del the, ironicamente chiamato dagli autoctoni “whisky berbero”. Un rituale che non ha orari prefissati e che è sempre un ottimo pretesto per fare quattro chiacchiere in buona compagnia. Ne berremo a litri!

Seguo verso sud, sono entrato al 100% nell’atmosfera e nei ritmi locali; la strada diviene sempre più bella e panoramica, l’oceano è una presenza viva, costante, inesorabile.

Oualidia è in una magnifica insenatura a forma di mezzaluna dai colori dorati; è conosciuta sopratutto per i suoi allevamenti di ostriche e naturalmente non possimo non assaporarle direttamente in spiaggia mentre ci accingiamo al pranzo che, per la maggior parte di noi, è a base di pesce pescato stamani. Siamo tutti completamente calati in un’altra dimensione!

Riprendiamo la “route cotiere” in direzione di Essaouira, la città del vento, luogo dove erano soliti soggiornare personaggi del calibro di Jimi Hendrix, Frank Zappa, Sting, Bob Marley, le loro note suonano ancora nei piccoli negozi rendendo tutto ancora più surreale.

Lascio questa splendida città con ancora il sapore di una serata trascorsa in un locale della medina,  coinvolti da musicisti Gnaua, la tipica musica di questa regione che, ogni anno, è la protagonista di uno dei più importanti festival del nord Africa. La strada attraversa fitte piantagioni di Argania spinosa, la pianta da cui si ricava il prezioso olio tanto conosciuto in cosmesi e un po’ meno per uso alimentare. Questa è l’unica zona al mondo dove nasce spontaneo questo albero che, simile all’olivo, produce le pregiate bacche da cui si estrae l’olio.

Ancora lungo la costa oceanica finchè, dietro una curva, scorgo Agadir. Sono catapultato in un contesto di vacanza estiva: spiagge piene di turisti e onde dell’oceano affollate da surfisti in una cornice che si presta perfettamente ad una sosta per rifornire moto e motociclisti.

Imbocco la circonvallazione esterna per lasciare il livello del mare e salire sulle montagne fino a quota 1700 mt. per poi scendere ai 1000 mt. di Tafroute, la questa piccola cittadina nel cuore dell’Anti-Atlante, affascinante per l’intreccio di case dai colori tradizionali.
In questo scorcio di Marocco, un po’ dimenticato dal turismo di massa, mi godo un tramonto suggestivo, dove la luce assume tonalità rosa riflettendosi sulle rocce delle montagne circostanti, offrendo uno spettacolo davvero unico.

racconto capodanno 2018 marocco

Fuori dalla città una piccola deviazione ci porta sulla “track to blue rock” per visitare la curiosa creazione dell’artista francese Jean Vérame, le cosiddette “ROCCE BLU”: dodici enormi rocce ricoperte da ben 19 tonnellate di vernice. Dopo questo suggestivo passaggio alle “painted rocks”, proseguo verso sud e vengo letteralmente avvolto dalle spettacolari gole di Ait-Mansour; qui l’oued (fiume) Sidi Mansour ha scavato il suo letto nelle rocce fino a creare maestose pareti rosse al cui termine i colori virano al verde di un palmeto che difficilmente dimenticherò.

In questo itinerario in moto, lontano dalle classiche rotte turistiche, le indicazioni e i suggerimenti di Max di Modus Movendi sono preziosissimi; l’importanza di avere un assistente di viaggio che ben conosce il paese in cui si viaggia è di fondamentale importanza per un’infinità di ragioni.
Concordiamo una deviazione di circa quindici chilometri per raggiungere il piccolo villaggio di Amtoudi. Lasciamo le moto e saliamo a piedi lungo un sentiero stretto e roccioso in compagnia di numerosi e simpatici bambini che, dopo aver ricevuto in regalo matite e pennarelli, non ci hanno più lasciato per tutto il tempo dell’escursione.
Malgrado la fatica, amplificata dall’abbigliamento non propio indicato per il trekking, la vista dall’alto ci ripaga di tutti gli sforzi. Infatti la parte più affascinante del piccolo villaggio di Amtoudi, è l’antico granaio arroccato sulla cima della collina, il più antico del nord Africa è il meglio conservato.

Terminata la visita, abbiamo circa un’ora di luce ancora a disposizione, esattamente quanto ci occorrere per raggiungere i nostri amici francesi e la loro magnifica struttura, dove è previsto il nostro pernottamento.

L’aria tipica delle zone desertiche è particolarmente fresca questa mattina, mi preparo per la tappa più lunga dell’intero viaggio, quella in cui salutiamo l’anno vecchio e raggiungiamo M’Hamid sul confine algerino, ultimo polveroso avamposto marocchino a cinquanta giorni di cammino dalla leggendaria Tombuctu. Spremute d’arancia e un ottimo Tajine sono il pranzo di questa lunga tappa persa in mezzo all’Hamada, il tipico deserto roccioso che caratterizza la maggior parte di questa regione arida, affascinate e senza limiti per la vista.

L’ultimo tramonto dell’ anno, dalla terrazza del nostro albergo, è cinematografico, ma è tempo di prepararci al cenone e ai festeggiamenti. Facciamo tardi, domani il programma ci vede ancora qui per godere a 360° le dune e tutte le attività che su di esse possiamo fare. Buon anno!

Dall’Erg Chigaga all’Erg Chebbi, dal deserto di M’Hamid a quello di Merzouga passando per Zagora e la incantevole e mastodontica valle del Draa dove scorre l’omonimo Oued che si perde nel profondo sud del paese. Guido e mi rendo conto di dove sono, stacco l’attenzione da ciò che vedo e per un istante, la focalizzo sulla mia posizione geografica. Sono incantato!

Attraverso la piccola Rissani, vecchia capitale del Tafilet ed oggi maggior centro commerciale della regione, raggiungo Merzouga; l’arrivo è onirico. La lunga lingua di asfalto esce dal piccolo palmeto che circonda Rissani e mira dritto verso le colline che si scorgono all’orizzonte, tutto intorno è una pianura aridissima mentre le alture si avvicinano. Come in un sogno le colline si trasformano in dune di sabbia! Le meravigliose dune di Merzouga che centinaia di persone mi hanno raccontato e che finalmente mi vengono incontro, dandomi il benvenuto in questo piccolo paesino perso nel profondo sud del Marocco.

L’albergo scelto dalla Modus Movendi è davanti alla distesa di sabbia che, adesso che cala il sole, si colora di ocra acceso lasciando me e i miei compagni di viaggio a bocca aperta in un silenzio rotto solo dal leggero fruscio del vento.
La cena è semplice ma ottima, Max ci racconta della tappa di domani, prestiamo attenzione alle sue parole da cui trapela tutta l’esperienza di chi, queste zone, le conosce molto bene. L’atmosfera è ottima e la voglia di continuare a scoprire il paese, di andare avanti è sempre la stessa del primo giorno!

L’itinerario mi riporta inevitabilmente a passare nuovamente da Rissani, per risalire verso nord; stamani la città è meno affollata e riesco a guidare un po’ più rilassato di ieri. Mi fermo a bere un the all’incrocio fra due strade dove un piccolo locale ha attirato la mia attenzione. Molti compagni di viaggio sono avanti, altri passano mentre sorseggio l’ottimo “whisky berbero” ed ecco che arriva il nostro mezzo di supporto.
Max si ferma e beve un the con me; questo sistema di viaggio mi convince sempre di più!
Non c’è fretta e l’arrivo del mezzo di supporto è un’ottima occasione per condividere una bevuta e quattro chiacchiere; mi rilasso e con estrema calma mi rimetto in strada verso la Valle del Dades e la piccola città di Boumalne du Dades.

A Tinghir, ritrovo alcuni compagni di viaggio che stanno risalendo in moto dopo una sosta; visitiamo insieme le suggestive Gole del Todra per spostarci, dopo appena una cinquantina di chilometri, sulla strada definita, da autorevoli riviste del settore , una delle dieci strade più belle al mondo da percorrere in moto.
Gustiamo fino all’ultimo minuto disponibile, la meraviglia del luogo prima di ripercorrere a ritroso la strada e concludere la giornata in un caratteristico e confortevolissimo hotel, uno dei più belli dell’intero viaggio.

Probabilmente assorto da tutto ciò che in questi giorni ho visto, mi sono distratto da quanto di spettacolare il programma odierno aveva da offrire. Ho infatti attraversato la valle delle rose e Ouarzazate, la “Hollywood nord africana”, prima di arrivare allo Ksar di Ait Benhaddou, patrimonio dell’UNESCO utilizzato come set cinematografico di numerosi film quali Lawrence d’Arabia, Il gioiello del Nilo, Il gladiatore.
Ci siamo ritrovati tutti qui, abbiamo approfittato della splendida location per pranzare immersi in un’atmosfera molto suggestiva e accompagnati dalla gradevole temperatura che non è mai scesa sotto i venti gradi.

Riprendiamo la strada nazionale che ci conduce alla “città rossa” lungo la più alta strada carrozzabile del Marocco attraverso il passo Tiz ‘n Tichka.

Siamo a Marrakech al crepuscolo, mi sistemo in hotel e mi rilasso, visiterò la città domani come da programma.

Difficile riassumere Marrakech in poche parole: vivace è il primo aggettivo a cui seguono colorata, caotica, accogliente, allegra e mille altri; visito la medina, i vari souk, la medersa ed il museo, i Giardini Majorelle, la Moschea della Kutubiyya e la indescrivibile Piazza Jemaa el Fna.

Ultimo giorno in sella, un trasferimento autostradale fino a Casablanca sotto una pioggia battente; purtroppo il gradevole clima che ci ha accompagnato per tutto il tour ci ha abbandonato con un giorno di anticipo, come volesse consegnarci al clima con cui dovremo fare i conti fra poche ore.

Ci siamo salutati con una cena a base di pesce freschissimo in un ristorante tipico nel centro di Casablanca.
E’ stato un viaggio in moto memorabile, itinerari studiati nei dettagli senza lasciare nulla al caso; una cura particolare e un’attenzione rara per ognuno di noi da parte di un’organizzazione che mi ha sorpreso per competenza e professionalità. Non posso che ringraziare tutti i compagni di viaggio ed in particolar modo Max!